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Protesi

 

Le Protesi dentarie per una dentatura perfetta

Basilarmente si ricorre alla protesi dentaria tutte le volte che siano stati persi uno o più denti. Rimettere denti mancanti non appena possibile è molto più importante di quanto in genere il profano non sia portato a credere.

Avere una dentatura completa, senza alcun vuoto tra un dente e l’altro, favorisce una buona masticazione, una buona deglutizione, una buona postura. Se non si chiude il vuoto causato dalla perdita di un dente, ogni volta che deglutiamo (il che accade circa due volte al minuto da svegli, e una volta ogni due minuti nel sonno) la lingua si intrufola nel vuoto e il suo lavoro muscolare diventa una spinta asimmetrica. Questo può riflettersi anche molto negativamente con dolori posturali cervicali o in altre zone del corpo.

Le protesi saranno costruite a regola d’arte, in modo che tutti i denti inferiori contattino coi denti superiori in equilibrio di statica (momento di fissità della mandibola in deglutizione) e di dinamica (cioè durante i movimenti masticatori). Il discorso è identico sia su denti naturali sia su protesi.

Esistono diversi tipi di protesi e moltissimi diversi materiali per realizzarle.

Fondamentalmente possiamo distinguere:

1) Protesi fisse (una corona singola che appoggia su radice naturale del paziente; oppure un ponte fisso che, ad esempio, rimette un dente mancante che si appoggia a un dente che precede e a un altro che segue: in questo esempio sarà un ponte fisso di tre elementi, di cui due di appoggio e uno di sostituzione). Fisse, perché una volta ultimate e controllate vengono fissate con cemento definitivo ai denti naturali di appoggio;

2) Protesi su impianti endossei. Gli impianti endossei sono come delle radici artificiali, generalmente in titanio, che vengono chirurgicamente allocate nell’osso (a patto che vi sia sufficiente osso); si attendono quindi circa tre-quattro mesi che gli impianti siano “osteointegrati” (cioè che l’osso si ricostituisca saldamente intorno ad essi) prima di caricarli con le corone fisse;

3) Protesi rimovibili parziali (anche dette “scheletrati”), che rimettono i denti mancanti su un appoggio costituito da un continuum metallico dotato di ganci che stabilizzano l’apparecchio ad alcuni denti naturali del paziente; questi apparecchi vanno portati 24 al giorno e tolti solo dopo i pasti per la loro pulizia e per l’igiene dei denti naturali, e subito dopo reinseriti in bocca. I ganci possono essere in posizioni avanzate verso le labbra e risultare quindi antiestetici: per chi non volesse tale inestetismo si possono talora costruire le protesi combinate (vedi di seguito);

4) Protesi combinate: come le precedenti, ma senza ganci visibili. Al posto dei ganci visibili si devono costruire anche delle corone che porteranno degli attacchi speciali, cioè dei “ganci” a scomparsa all’interno delle corone costruite allo scopo. È un tipo di protesi che necessita di più lavoro e quindi con costi maggiori, rispetto alle precedenti;

5) Protesi totali rimovibili (popolarmente dette “dentiere”). Quando non vi siano più denti dove ancorare le protesi e quando non vi sia sufficiente osso neppure per ricorrere agli impianti endossei, si ricorre a questa protesi che è ad esclusivo appoggio gengivale. Se l’osso è veramente poco può non essere facile ottenere una stabilità di questi apparecchi durante la masticazione.

QUALUNQUE sia il tipo di protesi adatta, dovrà comunque essere progettata e realizzata con l’obiettivo di ridare, o creare se mancavano, dei buoni contatti tra i denti inferiori contro i denti superiori. Le protesi vengono infatti realizzate dall’odontotecnico su modelli dentali di gesso montati in articolatore, il quale NON ha il Sistema Nervoso del paziente, ma è un semplice simulatore meccanico. Ne consegue che è compito dell’odontoiatra procedere poi in bocca al paziente a una funzionalizzazione della protesi stessa. Funzionalizzare significa rendere finemente coerenti le forme costruite dei denti con le dinamiche di deglutizione e di masticazione, uniche per ogni paziente, con un Molaggio Sensoriale Dinamico, che è una particolare forma di molaggio selettivo.