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Ortodonzia funzionale

Ortodonzia funzionale

L’ortodonzia in genere si ripromette di riarmonizzare esteticamente le due arcate (superiore e inferiore) dentali. La richiesta dei pazienti è infatti quasi sempre estetica. Ma è impossibile per il clinico ignorare che una ortodonzia deve cercare di migliorare non solo l’estetica, ma anche (e io direi soprattutto) la buona funzione.

Esistono almeno due tipi fondamentali di ortodonzia:

1) l’ortodonzia biomeccanica, detta anche “fissa”, perché fissa sui denti delle placchettine metalliche (dette “brackett”) ai quali brackett vengono poi legati fili metallici con diverse caratteristiche elastiche per guidare gli spostamenti dentali;

2) l’ortodonzia miofunzionale, (”mio” significa “muscolo”) che si avvale cioè più dei muscoli stessi del paziente per ottenere spostamenti guidati dei denti;

Vi sono differenze non secondarie tra le due tecniche. A grandi linee possiamo dire che:

  • la ortodonzia miofunzionale si avvale soprattutto di apparecchi rimovibili, cerca di guidare in modo più fisiologico gli spostamenti dentali, e questo richiede più tempo e una piena collaborazione del paziente (che, se non indossa gli apparecchi nei modi e tempi richiesti, rischia di pregiudicare il risultato finale);
  • l’ortodonzia fissa, lo dice la parola, incolla i brackett, e il paziente non può togliersela dalla bocca e la porta 24 ore al giorno, richiede quindi minor collaborazione del paziente (e qui in generale si parla di bambini o giovanissimi), ha anche in generale tempi più brevi, ma concede forse meno adattamento fisiologico.

Il problema di tutte le metodiche ortodontiche sono le possibili recidive (cioè i denti, una volta “raddrizzati”, si possono “ristorcere”) e che si cerca di contrastare con diversi apparecchi di “contenzione” pensati per impedire le potenziali recidive.

La domanda filosofica è: perché a un certo bambino si sono storti i denti, mentre un altro ce li ha armonici?

Se si guarda solo ai denti sarà difficile dare una risposta a questa domanda. Per cercare di rispondere, si deve guardare alla crescita globale, scheletrica e del cranio del bambino già alla sua età di trenta mesi (cioè ai due anni e mezzo d’età, quando ha in bocca una dentatura da latte completa di tutti e 20 i denti da latte) e seguirlo con attenzione fino ai 6 anni d’età (quando inizia a mettere i primi denti definitivi). In questi tre anni è ancora possibile guidare la crescita armoniosa, correndo ai ripari se qualcosa non quadra. Dopo i sei anni d’età e fino al giro della pubertà (agli 11-13 anni) lo scheletro si stabilizza sempre di più; e qualunque trattamento ortodontico dovrà scendere a compromessi per tentare di ridare la migliore estetica insieme alla migliore funzione, possibili: ma possibili non significa ottimali.

Se ho ben sintetizzato l’argomento, si dovrebbe dedurre che il bambino va portato a visita dallo gnatologo già all’età di tre anni. Purtroppo a quell’età i bambini vengono portati solo dal pediatra che, per quanto bravo, non è uno gnatologo. Il bambino inizia generalmente a esser visto dal dentista solo all’età dei sei o, peggio, solo dopo se ha dei dolori ai denti.