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Parodontologia

La malattia parodontale negli adulti

Abbiamo parlato, nella pagina dell’Igiene Orale, delle infiammazioni gengivali e accennato alla malattia parodontale (una volta chiamata “piorrea”). In Parodontologia sono descritti diversi tipi di malattia parodontale, ma la più diffusa è la malattia parodontale dell’adulto .

Il parodonto è la struttura formata da tre componenti: la parte esterna della radice del dente (che è detta “cemento”), l’osso alveolare che circonda la radice di ogni dente, e il legamento parodontale. La radice e l’osso alveolare non sono a diretto contatto: si interpone quella sorta di ammortizzatore fibroso-elastico che è il legamento. Come dice il nome esso “lega”, tiene strettamente unita la radice dei dente al circostante osso alveolare. Se mancasse il legamento, la radice sarebbe proprio fusa all’osso: questa è una condizione non fisiologica e prende il nome di anchilosi, cioè della perdita di movimento di un’articolazione. Infatti, anche se di poco, il dente ha una sua minima mobilità che lo aiuta a meglio tollerare i colpi della masticazione: pensa che un molare può caricare anche una forza da 80 kg!

È bene chiarire e differenziare una semplice gengivite (infiammazione della gengiva che circonda i denti) da una malattia parodontale: sono due cose diverse, anche se nella malattia parodontale spesso c’è compresenza di gengivite. Si parla di malattia parodontale quando il legamento parodontale si sia iniziato a distruggere o per opera diretta dei batteri, o indirettamente a causa di trauma occlusale che favorisce il moltiplicarsi dei batteri. Può benissimo accadere che il legamento si distrugga e con esso si distrugge l’osso alveolare, ma la gengiva che lo ricopre non si distrugga e resti a coprire la radice. Gengiva solo giustapposta e senza alcun possibile legame con la radice: questa è la tasca gengivale o tasca parodontale. In essa i batteri hanno vita facile a riprodursi, distruggendo ulteriore legamento. Mentre la presenza di tasche rende al paziente più difficile mantenere sotto controllo la placca batterica.

Un paziente affetto da una vera malattia parodontale deve pertanto essere assai più attento a curare una buona igiene dentale: dovrà fare una ben mirata azione di igiene contro la placca batterica che si annida nelle tasche gengivali, e tra un dente e l’altro. Questa igiene dovrà essere specifica ed eseguita ogni 24 ore, senza sgarrare. Il motivo è semplice: i batteri si moltiplicano rapidamente con un fronte d’avanzamento di circa 1 millimetro al giorno. Se, per dire, il paziente ha tasche profonde 6 millimetri, i batteri il 1° giorno saranno vicini alla gengiva marginale ma poi, se il paziente non ha eseguito l’igiene appropriata, dopo quattro giorni saranno scesi di quattro millimetri nella profondità della tasca, più liberi di far danni.

I batteri sono onnipresenti, e ciò è vero anche in bocca: non esiste la possibilità di “sterilizzare” le tasche gengivali, però lo scopo – con accurata igiene – è quello di disturbare ogni 24 ore la placca batterica per renderle difficile la vita di replicazione. Migliore sarà l’igiene mirata contro i batteri, più renderemo loro difficile replicarsi e far danni.

Esiste anche la chirurgia parodontale. In sintesi, essa ha due scopi diversi:

1) là dove vi sono tasche gengivali che nascondono i batteri, abbassare chirurgicamente le gengive per riattaccarle sull’osso alveolare e sul legamento. Nel fare ciò chirurgicamente si mette allo scoperto la radice (dov’era la tasca) e ciò facilita l’igiene casalinga al paziente;

2) quando la distruzione d’osso alveolare abbia lesioni verticali, scollare la gengiva e posizionare sull’osso residuo delle membrane artificiali su cui viene riposizionata e stabilizzata con punti di sutura la gengiva prima scollata. Il vuoto al di sotto delle membrane si riempie di coagulo sanguigno che, nel tempo di guarigione di diverse settimane, si trasforma in nuovo osso.

Il secondo scopo non è purtroppo sempre raggiungibile. Ad esempio quando la perdita d’osso è uniformemente orizzontale o non vi sono adeguati puntelli ossei su cui sospendere le membrane.

Importante segnalare che tra le (con-)cause della malattia parodontale vi sono sia condizioni di salute non buone (che andrebbero trattate da un medico-chirurgo, che aiuti a riequilibrarle con una giusta dieta alimentare e con un salubre stile di vita), sia condizioni di squilibrio occlusale (Disfunzioni occlusali) che andrebbero studiate da uno gnatologo per decidere quali trattamenti dentali sia possibile operare.